Joe Adonis (1965, cm. 18x24, tecnica mista su cartone telato).
Joe Adonis, chi era costui? Il nome, pittoresco, è tirato in ballo come quello di un amico di Tony Renis. Stessa desinenza del candidato in quota Polo alla direzione del Festival di Sanremo. Anche stesso curriculum fra palcoscenici e night-club con relazioni importanti e fortunate Oltreoceano? Non esattamente. Quarant’anni fa, in certi ambienti, la domanda iniziale poteva essere rischiosa. Adonis era ai massimi livelli di Cosa Nostra. Lo racconta l’autore dell’unico suo ritratto realizzato in Italia, Giovanni Bruzzi, pittore fiorentino che conobbe il gangster nel ‘65: “Un tipo allegro, senza impacci, bravo ballerino, con un modo di parlare che lasciava intendere come fosse un emigrato di successo. Ma si capiva subito che, nei suoi confronti, ci voleva rispetto totale”. Bruzzi (che ha collaborato alla sceneggiatura del film “Regalo di Natale” di Pupi Avati e del seguito, “La rivincita di Natale” in uscita a breve) è un artista dal passato originale: per anni ha bazzicato i giri più loschi dell’azzardo, di carte e di cavalli, non solo frequentatore, ma anche promotore di colpi grossi e stangate.
L’incontro con Adonis parte da qui. “Un’estate a Chianciano, quando, nel ‘65, era la stazione termale più alla moda d’Italia. Io e altri quattro mettemmo su una bisca. Ad alto livello: milioni e milioni di allora”. Livello altissimo, poi, quando il gruppo fa arrivare, come croupier, Albert il Marsigliese: “Il più grande banchiere baro di baccarat d’Europa. L’unico capace di organizzare il “tout va” che non si gioca neanche a Montecarlo”. Il “tout va” è una variante più feroce o frenetica del baccarat: sul tavolo, solo contanti e assegni circolari. Sono nottate - e stangate, visto che Albert trucca il sabot nei momenti cruciali - memorabili. La notizia arriva anche ad Adonis. Il luogotenente di Lucky Luciano - amici inseparabili dal tempo del proibizionismo - si è rifugiato in Italia, a Milano, dal ‘56, per sfuggire ai giudici americani. “Vennero a Chianciano due suoi picciotti. “Cerchiamo il professore. Ci sono arrivate voci incredibili”. “Professore” era il mio soprannome. Li ospitammo una sera. Il giorno dopo ci dissero che l’anno successivo volevano entrare nel giro”. Passa qualche tempo e Adonis convoca il gruppo a Milano. La bisca, intanto, ha chiuso, giusto prima di un’irruzione dei carabinieri. “A Milano andammo il capo e io. Adonis stava in via Albricci, in un grattacielo. Noi lo incontrammo al Morocco, uno dei suoi locali notturni. C’era una festa, tanta gente che veniva a omaggiarlo. Un viavai che proseguì anche quando, nel ‘71, venne mandato al confino nelle Marche, a Serra dei Conti: so che ci capitavano Dori Ghezzi, Wes degli Airedales, Ombretta Colli, Lauretta Masiero, Bruno Martino, Johnny Dorelli”.
La passione di Adonis per il mondo musicale non fu mai un mistero. A parte night-club e cantanti, nei primi anni ‘60 girò anche voce su un suo tentativo di scalzare il Festival di Sanremo con una manifestazione in concorrenza. “Il giorno dopo ci ritrovammo da Biffi. L’affare era sfumato. Ne approfittai per fare il ritratto. Soffriva di una specie di nostalgia dell’emigrante al contrario: ogni momento nominava il Copacabana, un locale di New York. Laggiù era il padrone, si capiva che Milano gli stava stretta”. La cosa più curiosa è una coincidenza. Appesa alla parete nello studio dell’artista fiorentino. Accanto al ritratto di Adonis c’è quello del boss di Bruzzi, l’uomo che andò con lui quella sera del ‘65 al Morocco. Si chiamava Renis Larturo, Renis come nome di battesimo: “Il personaggio di un libro che era piaciuto alla sua mamma”, spiega Bruzzi. “Non ebbe mai bisogno di soprannome”. A differenza dei casi citati da giorni, su l’Unità, da Nando Dalla Chiesa - i rapporti fra Renis e la famiglia Gambino, l’interrogatorio sul rapimento Sindona, la richiesta ad Adonis per avere una parte nel film Il padrino - qui non sembra esserci collegamento: col nome d’arte, il cantante all’epoca aveva già sfondato a Sanremo 1962 con Quando, quando, quando. “Non c’entra niente”, puntualizza Bruzzi. “E poi, se c’è stato Pippo Baudo, a Sanremo, Renis, di sicuro, ci sta meglio”.
Enrico Mannucci
(Sette Corriere della Sera, 30 Ottobre 2003)
JOE
ADONIS, RITRATTO DI UN BOSS DA SERRA DE' CONTI
A . . . GIOVANNI BRUZZI
A VENT'ANNI DALLA MORTE L'AFFASCINANTE MONDO DELLE BISCHE NEL
RICORDO DI UN PITTORE
Sbarcò in Italia col transatlantico Conte Biancamano il 17 gennaio
1956. <<Aveva la fama - ha scritto
una settimana fa Enzo Biagi nella rubrica 'Diciamoci tutto'
(Panorama) - del più pericoloso bandito d'America. Con Frank
Costello e Meyer Lansky dirigeva una delle più forti organizzazioni
criminali a S. Francisco, Chicago, Las Vegas>>.
Il suo nome? A Serra de' Conti sono in molti a non averlo mai
dimenticato: Joe Adonis. Dopo tante battaglie contro la polizia,
tribunali, Fbi, fisco e autorità per l'immigrazione, piuttosto
che finire in carcere lasciò volontariamente gli Stati Uniti
per l'esilio. E capitò, dopo Napoli e Milano, anche nel paesino
marchigiano. Per trent'anni avevano cercato vanamente di trascinarlo
davanti a un tribunale in grado di condannarlo. In poco tempo
in Italia riuscì a coordinare il gioco d'azzardo, a diventare
in qualche modo il capo carismatico dei biscazzieri. Quest'anno,
nel mese di novembre, il ventennale della sua morte. Ma difficile
è riuscire a trovare qualcosa da leggere su Adonis. A parte
Biagi, c'è però un personaggio singolare, un artista che ha
conosciuto il boss e non teme di riportare allo scoperto alcune
vicende 'proibite' dell'epoca. Ormai appartenenti a documentazione
storica preziosa. Giovanni Bruzzi, pittore di origine fiorentina,
non solo ha immortalato Adonis nel dipinto che pubblichiamo:
l'eclettico artista ha iniziato una attività poliedrica in cui
narra le sue esperienze nei settori della magia e esoterismo
come illustratore e grafico, nel gioco d'azzardo e ai cavalli,
di cui è grande esperto, come scrittore. In questa veste ha
collaborato alla sceneggiatura del film di Pupi Avati, Regalo
di Natale: protagonista è il poker. Bruzzi sarà presto ad Ancona,
dove la Gazzetta lo incontrerà, per presentare le sue eccezionali
opere e parlare di un mondo affascinante e poco conosciuto.
Luca Guazzati
(La Gazzetta di Ancona, 30 Novembre
1991)
ADONIS,
IL BOSS: BISCHE, DONNE E . . . CHAMPAGNE
SUL FILO DEI RICORDI A VENT'ANNI DALLA MORTE GIOVANNI BRUZZI
RACCONTA L'INCONTRO NEL LIBRO:
"LA CAGNOTTA DEL CROUPIER"
Se nel paese di Serra dei Conti la figura di Joe Adonis se la
ricordano in parecchi, non è altrettanto facile riuscire a capire
perchè un pittore e scrittore come Giovanni Bruzzi lo abbia
ricordato in una sua opera sostanzialmente autobiografica. Nel
ventennale della sua morte, solo Enzo Biagi ha parlato di questa
figura di boss che giunto in esilio volontario in Italia, braccato
dalle polizie di molti stati, riuscì in breve a dare un'organizzazione
alle bische di mezza nazione, ergendosi a capo indiscusso del
gioco d'azzardo italiano. Bruzzi, autore de "La cagnotta
del croupier" dimostra, nei meandri delle bische clandestine
descritte da vero esperto e conoscitore, che il fascino di un
mondo, a volte proibito a volte negativo, può ispirare l'artista
ad opere originalissime e singolari. Fra i suoi quadri, appunto,
La Gazzetta ha pubblicato già il ritratto di Adonis. Bruzzi,
come pittore, lo ritroveremo ad Ancona in una sua mostra. Ma
il personaggio Bruzzi, occorre imparare a conoscerlo attraverso
una carrellata delle sue poliedriche opere. Oggi, tratto da
"La cagnotta del croupier", riportiamo il suo incontro
col grande boss. <<Joe Adonis, ex
braccio destro di Lucky Luciano, viveva allora a Milano e frequentava
spesso il 'Morocco' piccolo night club dove poteva trovare una
bella compagnia femminile, della buona musica e una coppa del
migliore champagne francese. Io e i miei amici della bisca -
scrive Bruzzi - in visita di lavoro nel capoluogo lombardo,
gli fummo presentati una notte da un amico comune, un gestore
di una casa da gioco frequentata dal bel mondo meneghino. Il
famoso gangster italoamericano strinse le nostre mani con cordialità
e ci offrì una bottiglia perchè amici del suo amico. Mentre
sorseggiavo la mia coppa non riuscivo a credere che quell'uomo
bello ed elegante, dai capelli brizzolati e dal viso sorridente
fosse stato dichiarato pericolo pubblico ed indesiderabile negli
Stati Uniti. Questa è la riprova che l'abito non fa il monaco>>.
Luca Guazzati
(La Gazzetta di Ancona, 1 Dicembre
1991)
 Locandina 1.
 Locandina 2.
 Locandina 3.
 Locandina 4.
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