Giovanni Bruzzi (Firenze 2012).

I segreti del Professore dei bari
"Io, le carte e i 100 minuti del pollo"

 PRIMA PARTE
Ritratto-colloquio: Giovanni Bruzzi, pittore e biscazziere. Da Breton a De Chirico,da Cassola a Pupi Avati la vita-avventura di un artista singolare che seppe trasformare anche Carlo Delle Piane in uomo da "stangata"

"Vedi Cairoli - mi confida Giovanni Bruzzi - il poker al cinema è stato sempre preso sottogamba. Soprattutto da Hollywood che faceva giocare ai suoi divi un poker risibile, quasi una parodia. I bari del cinema americano in una nostra bisca a cinque stelle avrebbero perso anche i pedalini. Ricordi quel film di Jack Smight, 'La truffa che piaceva a Scotland Yard', con Warren Beatty baro e genio dello chemin de fer? con quegli occhialini demenziali che usa per riconoscere le carte segnate? E la telesina di 'Cincinnati Kid' quando Steve Mc Queen sfida la leggenda Edward G. Robinson? Un supplizio per un pokerista vero. E dire che l'autore del romanzo, Richard Jessup, era un pokerista eccellente che imparò a giocare in orfanotrofio per poi mettere tutti in mutande sulle navi della marina militare. Ma la MGM chiamò due sceneggiatori come Ring Lardner Jr. e Terry Southern, stessa competenza nel poker che Mahmoud Ahmadinejad in materia di diritti umani. E il risultato di questa scelta infelice è nel finale del film, in quella scellerata telesina. E nella 'Stangata', Cairoli, ricordi il poker sul treno tra Newman e Shaw? Con Newman che ha un poker di tre e poi all'improvviso cala un poker di nove? Nessun baro del mondo potrebbe fare una cosa del genere senza complici al tavolo. A meno che non venga da Nazareth e abbia un particolare talento nel moltiplicare i pani e i pesci. Il baro da solo è come una frittata senza uova. Anche perché è un giocatore anomalo. Sono i suoi complici al tavolo che lo portano in paradiso".

"Quindi - azzardo io - la leggenda del baro solista è una grande impostura. Alla fine è solo l'ingranaggio di una stangata?".

"Un formidabile ingranaggio, però. Che deve avere eccezionali doti fisiche - destrezza di mano, velocità delle dita, sincronismo nei gesti - nervi saldi, grande psicologia e molta cura nell'aspetto esteriore. Il baro resta per ore faccia a faccia con il pollo. Non ci deve essere niente in lui che inquieti l'avversario. Perchè se quello comincia a dubitare, è l'inizio della fine. Quando addestravo un baro curavo tutti i particolari. Se c'era negligenza nelle sue mani lo accompagnavo a farsi una manicure. Se aveva un profumo troppo aggressivo gliene consigliavo uno più soave. A volte lo portavo da un gioielliere di fiducia, gli compravo un anello o un orologio più sobrio. Tutto per rassicurare il pollo. Eppoi considera un altro aspetto. La tenuta fisica e mentale. Il pollo si gioca una fortuna ed è sottoposto a uno stress bestiale. Il baro non ha la sua adrenalina perché sa che è solo questione di tempo e poi vincerà. Il pollo ha un'autonomia di circa 100 minuti. 100 minuti di lucidità, Poi crolla. In quei 100 minuti, il baro non colpisce mai. Nella tauromachia, un matador non corre rischi fino a quando il toro non è fiaccato dai picadores. Così nel gioco d'azzardo il baro aspetta sempre il cuore della notte per castigare la sua vittima. Quando il pollo è uno straccio. Vulnerabile, confuso, annebbiato. I dettagli non sono importanti. Sono lo yin e lo yang di una stangata".

Non a caso, Giovanni Bruzzi si guadagnò il soprannome di "Professore". Era un biscazziere geniale, colto, ironico, un antropologo della compulsione, un investigatore sottile e sagace dei vizi e delle debolezze umane che ammarò nel mondo del gioco d'azzardo un po' per caso, un po' per colpa di André Breton.

In realtà la sua passione era la pittura. Per questo lasciò Firenze e andò a vivere a Parigi, i cinquemila ettari di mondo dove si è più meditato, più si è letto, più si è scritto, e dove, come il protagonista di un romanzo di Mailer o di Henri Charrière, si mantenne con ogni genere di lavoro - faux-client per locali notturni di Montparnasse e Montmartre, cameriere, palo di una gang greca. Tra una mostra e una truffa a un turista messicano, il giovane Bruzzi vagolava per il quartiere Latino sognando una carriera da pittore. Finchè una mattina di dicembre non incontrò André Breton.

Breton abitava in una casa modesta vicino a Place Pigalle. Venne alla porta in pantofole, con sua moglie che spadellava in cucina, effondendo odor di omelette aux oignons per tutta la sala. Lui e Brizzi conversarono per due ore, in mezzo a grandi totem pellerossa e a una strepitosa pinacoteca - tantissimi Mirò, Tanguy, Magritte, Matta, Man Ray, Max Ernst, Dalì e un De Chirico, 'Il cervello del bambino', "l'unico quadro - confidò Breton con un pizzico di civetteria - che ho comprato da un collega". Bruzzi aveva con sè alcune tele arrotolate, le mostrò a Breton che ne lodò la tecnica di esecuzione, poi approfittò per schizzare a penna un veloce ritratto del poeta. "Il mondo dell'arte è duro - lo ammonì Breton - ma qui a Parigi lo è ancora di più e lento, lentissimo, nel riconoscere il talento di un pittore. Se vuoi rimanere qui, sposati una parigina di buona famiglia che ti mantenga per quindici anni almeno".

L'idea di fare il mantenuto in riva alla Senna e di sposarsi per interesse andò per traverso al Bruzzi che ritornò in Italia, e una sera, in un night in riva all'Arno, "Il Gobbo", conobbe Renis, un carismatico briccone, amico di Luciano Lutring e re indiscusso del gioco d'azzardo clandestino a Firenze, che girava per la città a bordo di una Giulia spider rossa ripetendo che lui i giocatori "li teneva tutti con l'elastico". Sarà Renis a trasformare Giovanni Bruzzi da pittore di belle speranze nel Professore e a farne un biscazziere a cinque stelle.

"Breton non fu l'unico grande che incontrasti... "

"Conobbi De Chirico, La Capria, Moravia, Cassola... La Capria mi scrisse la prefazione di un catalogo di una mostra, Moravia una frase autografa su un mio quadro, con Cassola, invece, diventammo grandi amici. E nel 1981 gli feci un bellissimo ritratto. Erano gli anni in cui fondò la Lega per il Disarmo Unilaterale e casa sua, a Donoratico, si trasformò in un curioso accrocchio. Mi mandava a prendere con la macchina e poi la Pola, la moglie di Carlo, cucinava per una bizzarra corte dei miracoli. Rammento un giovanissimo Rutelli... gli anarchici di Massa Carrara... e tanti altri a cui della Lega non gliene importava nulla e che erano lì solo per spillare soldi a Cassola. Lui ci metteva il cuore nel suo progetto. Gli altri, glielo sfilavano".

"E Pupi Avati... e 'Regalo di Natale' ? "

"Vidi 'Impiegati' e mi colpì la capacità di Pupi di raccontare il microcosmo di un ufficio. Anche una bisca è un microcosmo. E se c'era uno che poteva svelarla al pubblico, quello era Pupi. Gli inviai un libro che avevo scritto, 'Banco di nove'. Il libro gli piacque. Gli piacque meno che i protagonisti giocassero a zecchinetta, un gioco che pensava sconosciuto alla gente e poco cinematografico. Pupi non è un giocatore. Neanche suo fratello Antonio, però scrissero una sceneggiatura su una partita di poker truccata con un baro e un insospettabile Giuda e io gli promisi di fargli da consulente. Sul set inorridii quando trovai mazzi di carte della Dal Negro e fiches disegnate dalle sorelle Fendi. Nel poker le carte ufficiali sono le Modiano 98, ma non ci fu verso di rimediarle, perchè Pupi era rimasto incastrato con un contratto con la Dal Negro. Le Modiano 98 me le concessero nel sequel - 'La rivincita di Natale'".

"E le fiches delle Fendi?"

"Se le avesse viste Renis, le avrebbe gettate nell'Arno. Andavano dal bianco al nero, passando per una sinfonia di grigi - grigio cenere, grigio ardesia, grigio nave da guerra, grigio topo, grigio lilaceo, grigio perla. In bisca non era solo il colore a distinguerle ma anche la dimensione. Le feci sostituire all'istante, però tenni il loro bauletto, perchè era grazioso".

" E il tuo incontro con gli attori?"

"I primi che mi presentò Pupi erano il Giuda e il baro, Gianni Cavina e Carlo Delle Piane. Quando chiesi a Pupi che parte avrebbe recitato Carlo e mi rispose il baro, sentii le gambe vacillarmi. Quella mattina s'era rasato di fresco, la pelle del viso somigliava a quella di un pollo, con quel carnicino chiaro chiaro che faceva impressione. Aveva tutto, fuorchè del baro. Così gli suggerii una barbetta e un paio d'occhiali con la montatura d'oro. Bastarono per dargli un'altra aria. Il carnicino scomparve e qualcosa di insidioso comiciò ad allargargli il viso. I dettagli non sono importanti. Sono lo yin e lo yang di una stangata".

1. continua
Lorenzo Cairoli
(
La Stampa 19/02/2012)



Giovanni Bruzzi nel suo studio di Via dei Servi a Firenze accanto al dipinto Giocatori di toppa, nel giugno del 1981.

Il Professore dei bari, il pollo-Maspes e il mondo delle bische che non c'è più

SECONDA PARTE
Ritratto-colloquio. Giovanni Bruzzi, pittore e biscazziere.I film con Avati, gli incroci pericolosi con il mondo di Lutring e della banda della Magliana. Roulette e levrieri.
La camminata di De Chirico

Pubblichiamo la seconda parte del ritratto-intervista a Giovanni Bruzzi, "il professore", artista e biscazziere, amico e consulente di registi, pittori e scrittori.
Il racconto-avventura di una vita

Professore, ci siamo lasciati col ricordo di André Breton, tra totem pellerossa e omelette alle cipolle e di Carlo Delle Piane che in 'Regalo di Natale' trasformasti in un sicario del poker. Sedici anni dopo, Pupi Avati girò il suo sequel 'La rivincita di Natale'.

Mi telefonò da Roma. Disse: 'Sono con Abatantuono e Cavina. Vogliono a tutti i costi ritornare al tavolo da gioco'. Così mi inventai una partita di poker ancora più spietata e crudele di quella dell'86.

Più che un consulente, tu eri co-sceneggiatore di quei film

Avati è uno sceneggiatore eccellente ma non è un giocatore. E' uno, per capirci, che non ha mai avuto la testa nel secchio. Che non ha mai cercato adrenalina a un tavolo da gioco. I suoi copioni erano dettagliatissimi tranne quando irrompevano le partite. Allora tutto era volutamente vago, nebbioso, i dialoghi appena accennati. Io stavo sempre sul set a curare ogni dettaglio. La precisa distribuzione delle carte, la quantificazione esatta delle fiches, la gestualità dei giocatori. Anche le loro battute, perché il poker è una liturgia che non si improvvisa.

La tua doppia vita di pittore e principe delle bische quando inizia?

Nel '62, scoperto da un croupier megalomane e geniale, di nome Renis. Era il figlio di un ortolano ambulante di rione Borgo Allegri, somigliava in maniera impressionante al Ben Gazzara di 'Anatomia di un omicidio' ed era amico di Luciano Lutring. Grazie al fatto che ero incensurato otteneva licenze per aprire 'Circoli Ricreativi e Culturali' che poi trasformava in bische a cinque stelle. Quelli erano gli anni del boom e Firenze sembrava una filiale del Nevada. Più facile trovare una bisca in città che non un bicchiere di Chianti. Una cuccagna che durò fino al '66. poi l'alluvione mise in ginocchio il gioco d'azzardo. Per un anno le bische chiusero. Noi affittammo una villa vicino a Montecatini dove si giocava a baccara e a chemin de fer. Per coprirci le spalle dalle irruzioni della Polizia avevamo un palo sul tetto e una lunga corda che terminava con un paniere pieno di campanelli metallici. Se il palo avvistava una pantera della Polizia strattonava la corda e i campanelli mettevano in fuga i giocatori. In un amen, il tavolo da gioco 'spariva' e la cassa della bisca finiva nel tronco cavo di un grande olivo secolare.

Hai raccontato che Renis, il tuo boss, non era andato oltre la quinta elementare ma aveva un talento d'antropologo che avrebbe fatto schiattare d'invidia persino Desmond Morris. Quando un giocatore gli chiedeva un prestito, lui capiva se era solvibile semplicemente dal suo modo di camminare

In tredici anni sbagliò una sola volta, con un finto conte, in realtà un topo d'albergo, uno che nell'imbroglio ci sguazzava. Altrimenti era infallibile. Il ricco a cui domandi se ha denaro cammina in modo burbanzoso. Ogni suo passo è una prepotente sottolineatura del suo benessere, quasi una sfida alla tua diffidenza. Il millantatore che si sente scoperto cammina incerto, a piccoli passi, quasi schiacciato dall'angoscia. Col tempo imparai anch'io. Un aneddoto. Sono a Staten Island, in ristorante italiano, col produttore, Michael Tadross jr. che sta lavorando a un film sulla mia vita. E' la prima volta che ci incontriamo e scherzosamente gli chiedo quanti soldi investirà nel film, poi lo abbraccio e gli dico: 'Io lo so che tu il film lo fai, perché i soldi ce li hai'. Camminava sicuro. Nessun imbarazzo. Nessuna titubanza.

Mucche da mungere, polli, piglianculi, così chiami spesso le vittime delle bische. Provato mai un po' di pietà per loro?

Un biscazziere coi sensi di colpa è come un eiaculatore precoce che sogna una carriera nel cinema hard. I giocatori abituali, gli stanziali come li chiamavamo noi, vanno malinconicamente incontro al loro destino, condannati dalla loro compulsione. Le stangate le organizzavamo coi giocatori di passaggio, che so, un gioielliere di Perugia o un industriale di Bologna. Ma era un lavoro di fino, i bari venivano da fuori e a volte prima di metterli in mutande passavano mesi. Una volta, pero, feci un'eccezione. Tifai sinceramente per un pollo.

Chi era?

Antonio Maspes, sette volte campione del mondo, uno dei più grandi pistard della storia del ciclismo. Aveva smesso di correre e adesso, imbolsito, gareggiava per la sua sopravvivenza economica in una bisca milanese.

Tutti i giochi erano truccati?

La roulette, no. Pedale e magnete sono troppo complessi da manipolare.

Il più grande baro in cui ti sei imbattuto

Albert il Marsigliese. Un corso con un brillante al mignolo e una vaga somiglianza all'attore francese Michel Auclair. Aveva un aereo personale, come i toreri più famosi e le rock-star, con cui girava il Nord Africa sfidando a baccara gli sceicchi. Lillone, che gli fece da guardia del corpo, mi raccontava che veniva ricevuto da valletti con ceste colme di sterline d'oro. Scene degne delle incisioni di Gustave Doré, non trovi?

Nel '65 incontri a Milano, Giuseppe Antonio Doto, alias Joe Adonis, il re dell'insufficienza di prove, l'unico referente in Italia di 'Cosa Nostra' e monarca incontrastato del gioco d'azzardo nel nostro paese - il solo ad essere riuscito a controllare biscazzieri e clanda (i book-makers clandestini).

Viveva a Milano, il suo quartier generale era un night chiamato 'Morocco'. Andai a trovarlo con Renis. Voleva il Marsigliese al suo fianco e ci chiese di aiutarlo. Lo rincontrai la mattina successiva seduto a un tavolo del 'Biffi'. Pareva un cobra assonnato. Gesti di una lentezza plateale, studiata sapientemente. Come a dire: 'Io il tempo ce l'ho'. E intanto una folla di curiosi veniva a spiarlo. come pellegrini a Fatima. Volevano vedere che aperitivo sorseggiava, la marca delle sue sigarette, se davvero possedeva un accendino d'oro massiccio.

L'age d'or delle bische finisce nel '75.

La congiuntura svuota le bische. L'inflazione è alle stelle, falliscono le medie e piccole imprese, torna lo spauracchio della disoccupazione. L'aria che tira è pesante, la mafia comincia a infiltrarsi massivamente nelle bische. In quei giorni viene assassinato il primo biscazziere in Toscana. E' più che un campanello d'allarme, è il segnale tangibile della fine di un'epoca. Meno gioco, meno soldi, la mafia impone la droga nelle bische. Noi non ci stiamo e vendiamo tutto.

Però tu non esci dal giro e ti ricicli nel mondo delle scommesse ippiche.

Gli ippodromi li avevo sempre frequentati perché nelle bische non mancava mai il cliente che ti dava una dritta. Così chiamai il mio amico Marinaretto, l'unico ad avere un picchetto di doppio al 'Cinodromo Marconi', la pista da corsa per levrieri di Roma.

Scommettere sui levrieri vuol dire essere arrivati al capolinea, non trovi?

Sono l'opposto della roulette. La roulette è difficilissima da manipolare, i levrieri si manipolano con mezzo secchio d'acqua, con una caramella. L'acqua li mette al tappeto, le caramelle li trasformano in dragster. Se il mondo dell'ippica è corrotto, quello dei cinodromi è un far west malnato e pitocco.

E Marinaretto ti introduce a Franco 'Er Criminale' Nicolini, il boss di tutti i clanda della capitale.

Cenai con lui nel ristorante dell'ippodromo di Tor di Quinto. Tutte le volte che ordinava un piatto lo rimandava subito indietro, con lauta mancia e complimenti allo chef. La sera non cenava mai, beveva solo caffè, ma per farci compagnia ordinò tutto quello che ordinammo noi per poi rispedirlo puntualmente in cucina.

Quando la banda della Magliana lo uccise tu eri presente?

Si, ero a Tor di Valle con Marinaretto. Una sera di luglio, poco dopo l'ultima corsa. Lo freddarono mentre era nel parcheggio dell'ippodromo. L'unica sera in cui non aveva voluto con sè i suoi gorilla.

Nel '80 ti ritiri e torni ad essere un pittore a tempo pieno. Un'ultima curiosità. Hai conosciuto tutti. Da Lucky Luciano ad Alberto e Paola di Liegi. Da Moravia a Cassola. Da Breton a Joe Adonis. Però non mi hai raccontato del tuo incontro con De Chirico.

Nella primavera del '66 un collezionista fiorentino mi chiese di far autenticare da De Chirico due suoi dipinti. Andai con lui da un notaio, a Piazza di Spagna, accompagnato dal gallerista Antonio Russo. Di De Chirico come di Braque dicevano che era più smemorato dello smemorato di Collegno, una fanfaluca che faceva comodo a quei mercanti che trafficavano i suoi falsi. De Chirico invece era lucido, lepidissimo, cordiale. Sul primo dipinto, 'Personaggi metafisici', appose l'autentica direttamente sul retro della tela, mentre dell'altra opera, incompiuta e non firmata, ricordava ogni particolare. L'aveva dipinta a Firenze, nel Parco delle Cascine, poi un violento acquazzone interruppe tutto. Autenticò il quadro e lo firmò. Poi andammo a berci un aperitivo al 'Caffe' Greco'.

Camminando per via del Corso, immagino. A proposito, come camminava De Chirico?

Renis avrebbe detto in maniera geniale...

2. Fine
Lorenzo Cairoli

(La Stampa 05/03/2012)

GIOVANNI BRUZZI, NEL MARZO 2008, HA FIRMATO UN CONTRATTO CON UNA PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA INTERNAZIONALE, PER LA REALIZZAZIONE DI UN FILM SUL PROPRIO PERSONAGGIO, DAL TITOLO "UNA VITA D'AZZARDO".

Una vita d'azzardo

La storia di Giovanni Bruzzi diventa un film

In queste settimane l'ex biscazziere, adesso artista e sceneggiatore, sta lavorando a una "miniserie" per la tv in cui il protagonista è lui, e si raccontano fatti realmente accaduti...

TUTTO IN DUECENTO MINUTI
"La pellicola farà riferimento al periodo d'oro delle bische clandestine in Italia: la Toscana ci rientra con Firenze, le Terme e la Versilia"

UN BARO NELLA LEGGENDA
"Si chiamava Albert il Marsigliese e si spostava col suo piccolo aereo. Alla fine con un filotto avvelenato ha messo in mutande l'Italia centrale..."

Il libro che ha scritto sette anni fa è una definizione e una promessa al tempo stesso: Professione biscazziere. Il banco vince sempre. Giovanni Bruzzi, fiorentino, oltre a essere pittore,è sempre stato un grande esperto di gioco d'azzardo. A tal punto che cinema e televisione hanno attinto a piene mani dalle sue esperienze. Ma stavolta è diverso. In queste settimane Bruzzi è al lavoro sulla sceneggiatura di un film per la tv (oggi si chiamano miniserie) di 200 minuti sulla sua vita. E il titolo non poteva essere altrimenti: "Una vita d'azzardo". A Bruzzi abbiamo rivolto alcune domande.

Bruzzi, un film su una delle sue "stangate" o sulla sua vita?
Innanzitutto riguarderà un ciclo di situazioni, perché il film si intitolerà "Una vita d'azzardo" e fa riferimento a quello che fu il periodo d'oro delle bische clandestine in Italia. Naturalmente in questo periodo d'oro ci rientra anche la Toscana con Firenze, le Terme e la Versilia.
Con chi sta scrivendo la sceneggiatura?
Nel lavoro di sceneggiatore sono stato affiancato da Massimo Gaudioso, lo sceneggiatore del film "Gomorra", e da Alessandro Fabbri, più giovane, per i dialoghi.
Che cosa troverà spazio in questo film? Nella sceneggiatura c'è un episodio particolare...
Il protagonista del film sono io e il film è sulla mia vita. Anzi, il racconto parte proprio da questo episodio particolare, e di cui magari parliamo dopo. Ma non l'ho scelto io. Questa è stata la decisione della produzione che ha detto: "no, noi dobbiamo..."
E' vero che sarà prodotto da un grosso gruppo televisivo?
Sì, i film sono due. Una miniserie, di due puntate di cento minuti l'una, di cui io sono il protagonista. Il film è ambientato negli anni Sessanta, precisamente dal 1962 al 1965, e ci sarà un percorso che porterà alla grande stangata di Chianciano Terme del "tout-va" al baccarà. Si tratta di una situazione di gioco ipotetica perché c'è solo sui libri. Cioè il banco che gioca contro i due settori. Un banco senza limitazione di puntata in realtà non esiste, perché se hai una grossa clientela non puoi negarle il fido. Le uniche bische che in Italia hanno avuto la roulette regolamentare, quella del Casinò di Sanremo è stata gestita dalle mie bische e non solo. Noi abbiamo anche prestato la roulette in altre situazioni ad altre bische, anche fuori dalla Toscana perché nessuna di queste aveva la roulette regolamentare anche per un problema di far scomparire facilmente la roulette e il cilindro in caso di irruzione della polizia o dei carabinieri.
Torniamo al film. Da dove inizia?
Dalle bische di Firenze: "Il Ventaglio", "Coppa d'oro" etc. Con queste si viene a cambiare la geografia dei giocatori. In quel periodo abbiamo avuto tanti nomi grossi a giocare: avvocati, notai, imprenditori edili, chirurghi etc. La sceneggiatura inizia proprio da questo aggancio dei biscazzieri che dicono: "Te chi sei? Vuoi venire con noi che hai certe caratteristiche, vuoi fare il presidente? Perché noi abbiamo bisogno di una figura incensurata". Da sottolineare che in quell'ambiente di incensurato non c'è nessuno. A questo punto il film prosegue con il coinvolgimento di vari personaggi: bisogna pensare a quello che era Firenze in quegli anni, dove esistevano cinque night club in centro, mica il mortorio che c'è ora.
Poi però la cosa più bella si svolge a Chianciano...
Naturalmente, perché la stagione delle terme è importante, e in Toscana ci sono delle terme di richiamo con clienti che arrivano da fuori. Qui venne trovato un aggancio sotto un circolo ricreativo culturale, si chiamava "Villa Alta", che aveva acconsentito ad adibire metà del piano terra a bisca.
E poi che accadde?
Il nostro buttafuori che aveva lavorato in Francia, ci introduce la figura di Albert il Marsigliese che era ed è tuttora nella leggenda. Si tratta del più grande baro di baccarà in Europa, che si spostava con il suo piccolo aereo da turismo: partiva da Marsiglia per tutto il nord Africa, Casablanca, Algeri, Rabat, Tunisi, Tripoli e giocava contro sceicchi e emiri. Era l'unico in condizioni di poter proporre un "tout-va" al baccarà perché lui, da un punto di vista di somma intelligenza e per le sue eccezionali doti di baro, avrebbe potuto bancare il "tout-va" perché lo avrebbe fatto solo per contanti o per assegni circolari. Praticamente non poteva dare il fido a nessuno perché una volta finiti i soldi nel portafogli si doveva tornare il giorno dopo. I n questo modo qualsiasi giocatore che ha un patrimonio, non lo porta la prima sera, cioè vengono via via ridimensionati i suoi soldi fino al punto di raschiare il fondo del barile. Alla fine, l'ultima sera, il marsigliese fa un filotto avvelenato strepitoso sul primo e sul secondo settore e mette in mutande l'Italia centrale. Nel film ci sarà un crescendo di questa imprenditoria privata che sono i biscazzieri, i quali hanno le stesse regole dei casinò ma agiscono in un contesto fuorilegge. Naturalmente la cosa importante di questa produzione è la caratteristica di raccontare storie vere di quella che era l'Italia più di 40 anni fa. E io la racconto.
Diciamolo chiaramente: quelli che si raccontano nel film sono fatti realmente accaduti...
Certo, e si svolge tutto, come nel film, dal 1962 al 1965.
E in quella situazione le terme, Chianciano passarono un momento terribile...
Non proprio, perché le terme in realtà vivono su situazioni esterne, cioè tutti vengono da fuori. C'erano i ricchi, cioè non c'era la mutua e quindi la pensionata con la borsettina che non sa dove andare la sera e pensare che c'era il Grand Hotel, dove ha girato "Otto e mezzo" Federico Fellini, il quale non sarebbe andato a girare un film lì se non ci fosse stato uno scenario che ne valesse la pena. Da lì uscivano le donne in abito lungo e con tutti i gioielli: non c'era il rumeno che gli portava via l'orologio di valore, era un altro mondo ed è per questo che ci sono stati grossi nomi, che per ovvie ragioni non posso fare, che avevano soldi contanti. Sul tessuto della cittadina termale questo non incideva perché era un più che veniva portato la sera su quel tavolo da gioco. Per cui, anzi, si creava un'atmosfera incredibile: il"tout-va" al baccarà per un giocatore era come il biglietto di "Canzonissima", non ci voleva rinunciare nessuno. C'era gente che arrivava da Catanzaro, da Ancona, da Perugia. Si assisteva al "passaparola" del gioco d'azzardo. Che non significa "ho vinto o ho perso" ma "quanto ho vinto e quanto ho perso". E' la cifra che tira la gente: se dico di aver vinto centomila lire non interessa nessuno, ma se dico di aver perso duecento milioni al "tout-va", tutti chiedono: "dove?". Questo perché pensano: "c'è un banco che regge duecento milioni? Allora mi vado a proporre, ci devo andare...". La calamita sono i soldi, ma quello che fa il "passaparola", senza che la bisca faccia molta propaganda, cioè solo con i racconti dei giocatori perdenti e vincenti sulle cifre, è impressionante. Perché se so che c'è un "tout-va" al baccarà prendo la macchina e vado come giocatore d'azzardo, perché non lo trovo neanche a Montecarlo.

Marco Ferri
(Il Giornale, 23 ottobre 2008)

 

NEL NOVEMBRE 2002, PUPI AVATI
HA TERMINATO LE RIPRESE
DELLA PARTITA DI POKER
DEL FILM "LA RIVINCITA DI NATALE", SEQUEL
DI "REGALO DI NATALE", CON ANCORA
LA COLLABORAZIONE DI GIOVANNI BRUZZI
SIA ALLA SCENEGGIATURA CHE ALLA
CONSULENZA DIRETTA SUL SET
PER LE SCENE DI GIOCO.
IL FILM SARA' NELLE SALE CINEMATOGRAFICHE DI TUTTA ITALIA NEL GENNAIO 2004



Giovanni Bruzzi (con le carte in mano) sul set di "La rivincita di Natale" con intorno Pupi Avati (dietro la macchina da presa), gli attori e la troupe.



Giovanni Bruzzi (con le carte in mano) sul set del film “La rivincita di Natale” (Cinecittà, settembre-ottobre 2002); si riconoscono Pupi Avati (in piedi, al centro), Gianni Cavina e Alessandro Haber (seduti al tavolo) e sempre seduti (di spalle) Carlo Delle Piane e George Eastman.



Giovanni Bruzzi sul set di "La rivincita di Natale" di Pupi Avati, con da sinistra, Gianni Cavina, Alessandro Haber, Diego Abatantuono, George Eastman, Carlo Delle Piane.



Giocatori di poker (2002-2003, cm. 100x80, olio su tela). Dal film "La rivincita di Natale" di Pupi Avati: da sinistra, Alessandro Haber, Diego Abatantuono, George Eastman, Carlo Delle Piane, Gianni Cavina.

La rivincita di Natale

Tra l'amicizia, la vendetta e la ricchezza, per Diego Abatantuono c'è di mezzo un poker.
La partita funziona, gli attori anche.

Diciott'anni dopo, amari come prima. Anzi, per Pupi Avati il trascorrere del tempo ha ancor più incattivito gli animi. Il neo culto del denaro domina e corrompe valori e sentimenti; l'amicizia è solo un'opportunità in più per arricchirsi a ogni costo. Sequel godibile più che necessario, La rivincita di Natale nasce dichiaratamente dalla volontà degli attori a riprendere personaggi e storia. Per far chiudere i conti a Diego Abatantuono/Franco Mattioli, rifattosi dalla batosta del Regalo grazie alle sale cinematografiche di cui è esercente. Se il suo desiderio di vendetta è quello che stimola il plot, il sale è dato ovviamente dalla partita a poker; violenta come un corpo a corpo e dove sembra valere letteralmente tutto, luridi trucchetti (sul tavolo verde ma anche fuori e soprattutto prima), alleanze segrete, tradimenti. Non stupitevi degli euro giocati né delle scorrettezze, la sceneggiatura ha avuto l'avallo di un professionista delle carte, Giovanni Bruzzi, che ha garantito della verosimiglianza di poste e barate. Così, di fronte alla sostanza agonistica dello scontro tra giocatori, dello spettacolo di una ferocia appena nascosta dall'agiatezza di alcuni e dal malinconico declino di altri, si notano appena alcune disuguaglianze di toni tra le scene. E se Avati qui garantisce comunque mestiere e cura artigiana, a rendere gustoso il prodotto questa volta ci pensano soprattutto i cinque protagonisti, tutti motivati a far gioco di squadra, e affiatati come nella miglior tradizione del cinema d'attori italiano.

Valutazione ***

Massimo Lastrucci
(CIAK, Marzo 2004  n°3)

 

Fino all'ultima mano

Me la ricordavo bene quella maledetta partita di poker, da velenoso "regalo di Natale" e amici-serpenti. Così, come uno dei personaggi del film, ho esitato un po' prima di risedermi al tavolo: i seguiti, sullo schermo e nella vita, spesso deludono. E invece, quasi vent'anni dopo,Pupi Avati riesce a riprendere il filo: richiamati i suoi attori di fiducia (il magnifico Abatantuono, il professor Delle Piane, l'agitato Haber, il dolente Cavina…) prepara il piatto e gioca bene La rivincita di Natale, con una vena di amara saggezza. Certo tutti bluffano, compreso il regista, ma il dettaglio non disturba. Fra inganni e tradimenti (Giovanni Bruzzi, pittore d'azzardo, è il consulente per il trucco del mazzo), l'importante è scommettere forte, rischiare tutto, sino all'ultima mano.

valutazione 12/16
Claudio Carabba
(SETTE Corriere della Sera, 26 Febbraio 2004 )


<< Così ho insegnato il poker
a Delle Piane e Abatantuono >>

Professor Giovanni Bruzzi, come mai Pupi Avati ha scelto lei come consulente per "Rivincita di Natale" ?
Perché sono un esperto di gioco, tanto da meritarmi quel soprannome di professore...
...che non ha nulla a che fare col suo mestiere di pittore...
Be' in un certo senso sì, visto che ho fatto l'Accademia di Belle arti a Firenze e oggi ho un certo nome tra gli artisti.
Una discreta fama se l'è fatta anche come giocatore...
Alt. Come biscazziere, non come giocatore, che gioca e perde.
Il biscazziere sta dall'altra parte.
Dunque lei giocando non ha mai perduto una lira?
Mai. Ho scelto subito la parte giusta. Era il '64 quando ho cominciato, tra parentesi è vent'anni che ho smesso, come pr di un amico che a Firenze aveva aperto diverse bische, tipo il "London Club" o la "Coppa d'oro".
Frequentate da pregiudicati?
Macché. Imprenditori, avvocati, notai, campioni dello sport, attori, cantanti tutto il gotha.
Che si faceva spennare?
I polli stanziali, che venivano tutte le sere, erano destinati a perdere da soli. Ci accanivamo con i polli di passaggio, che so, un gioielliere di Perugia o un commerciante di Bologna.
Con quali accorgimenti?
Be', un'aggiustatina alle carte di poker o di chemin de fer.
Barando, insomma...
Sì, come in "Regalo di Natale".
Di cui lei nell'86 ha scritto parte della sceneggiatura...
Ho dato una mano a Pupi Avati per le scene del poker.
Il suo compito?
Rendere la partita credibile ed evitare gli errori tecnici.
Sedici anni dopo è stato richiamato in servizio, proprio come Abatantuono e soci...
Sì, perché il gioco in "Rivincita di Natale" porta via metà film".
Come mai è stato riammesso il baro Delle Piane?
In sedici anni tutto si aggiusta, specie nella finzione.
I suoi cinque allievi, Abatantuono, Cavina, Delle Piane, Eastman e Haber hanno imparato presto la lezione?
Sì, perché il gioco in "Rivincita di Natale" porta via metà film.
Come mai è stato riammesso il baro Delle Piane?
In sedici anni tutto si aggiusta, specie nella finzione.
I suoi cinque allievi, Abatantuono, Cavina, Delle Piane, Eastman e Haber hanno imparato presto la lezione?
Sì, ho avuto vita facile. Tutti dilettanti del poker, ma nessuno completamente digiuno.
Che dritte ha dato ad Avati?
Ho cercato le scene del poker carta per carta dribblando le iperboli, di cui è pieno un classico del genere, "La stangata", come quando Paul Newman per battere il poker di 9 di Robert Shaw, trasforma i suoi quattro 3 in quattro jack. Spettacolare ma fasullo.
Quindi in "Rivincita di Natale" ci sarà poco spettacolo...
Tutt'altro. La partita ha un intreccio infernale. Per tener alta la tensione, la mano decisiva sarà l'ultima, mentre nella realtà può essere anche la prima.

Massimo Bertarelli
(Il Giornale, 22 Aprile 2002)


Un altro poker
per Pupi Avati

<< Una cosa è certa - sì deve essere detto Diego Abatantuono, alias Franco, che dopo la disastrosa partita a poker del Natale di 15 anni fa è riuscito a diventare di nuovo un ricco gestore di sale cinematografiche a Milano e hinterland -: non sono un fesso. Il problema è riportare gli stessi allo stesso tavolo. Magari ancora a Natale. Sì, il problema è la Rivincita di Natale! >>. E la rivincita di "Regalo di Natale", il fortunato film che Pupi Avati realizzò nel 1986, si farà e, ovviamente, sarà proprio la "Rivincita di Natale". Stesso tavolo, stessa splendida villa a Bologna e, soprattutto, stessi giocatori: Franco (Diego Abatantuono), l'industriale Santelia (Carlo Delle Piane), il critico cinematografico Lele (Alessandro Haber), l'istruttore di palestra Stefano (George Eastman) e Ugo (Gianni Cavina), che quindici anni fa faceva l'imbonitore televisivo e organizzò la spiumatura del "pollo" Abatantuono. La sceneggiatura è già terminata, Pupi Avati dovrebbe cominciare a girare in ottobre. E, questa volta, la partita sarà una partita onesta? C'è da scommettere di no, perché a firmare la sceneggiatura assieme al regista bolognese c'è ancora (come 15 anni fa) il pittore fiorentino Giovanni Bruzzi, uno che, tanto per stare nell'autobiografico, ha scritto un libro dal titolo "Professione biscazziere", sottotitolo "Il banco vince sempre!. Fu Bruzzi a organizzare la partita di "Regalo di Natale". Ci voleva un esperto e lui, in certi ambienti notturni meglio noto come "lo scienziato delle carte", era l'uomo giusto. Anche perché quella partita, vittima un ricco macellaio e non un gestore di cinema, si era svolta davvero anche se a Firenze e non a Bologna. Bruzzi l'aveva raccontata in un libro, "Banco di nove", che aveva anche illustrato con bellissime tavole, e che finì nelle mani di Pupi Avati. << In mezzo ai giocatori di "Regalo di Natale" - racconta oggi Bruzzi - ce n'era uno che barava e io ho dovuto spiegare come si fa. Come si fa nella realtà, voglio dire, non come spesso si vede al cinema, con l'asso nella manica o nello stivaletto. Al poker vero si deve barare con la complicità di un altro giocatore, che al tavolo deve occupare un posto preciso. Solo che a decidere i posti sono le carte... >>. La rivincita - Bruzzi non rivela la trama - sarà ancora più complicata: perché Delle Piane (il baro di 15 anni fa) deve accettare? Che posti avranno attorno al tavolo? E che ruolo ha quella giovanissima e provocante brunetta (l'attrice è ancora da scegliere), apparentemente ignara di tutto e che sembra invece essere il pepe sulla partita? E chi sono quei personaggi in ombra sicuramente molto dannosi? << In questa rivincita - dice Bruzzi - tutto è sviante. Il gioco diventa infernale, perché qui non si gioca solo per i soldi, anche se questi contano tanto. Alla fine la vincita sarà iperbolica, ma tutti avranno perso. Un solo vincitore: il denaro >>.

Mario Spezi
(La Nazione, Il Giorno, Il Resto del Carlino, 4 Giugno 2002)


<< L'imbroglio? E' un'arte >>

Firenze - Truffe, trucchi, ammiccamenti, segnali. E quando il gioco si fa duro il tacito avvertimento raggiunge la dimensione inquietante della minaccia. E' questo il mondo delle bische, almeno come l'immaginario letterario e cinematografico ce l'ha consegnato: dai racconti di Dostoevskij o di Paul Auster, passando per il cinema di Pupi Avati. Non stupisce perciò che il regista italiano abbia fatto una scelta serissima e 'scaltra' per il suo << Regalo di Natale >> e per il previsto seguito << Rivincita di Natale >>, affidandosi a uno dei pochi, veri conoscitori dell'arte dell'imbroglio al tavolo verde. Giovanni Bruzzi, fiorentino, pittore di professione ex biscazziere di mestiere ne sa davvero una più del diavolo in fatto di gioco d'azzardo. D'altra parte esperienze e 'prodezze' di una vita intera sono raccolte in un volumetto dal titolo << Professione biscazziere >>. << In diciotto anni passati tra bische e ippodromi di mezza Italia credo di aver imparato molte cose - rivela Bruzzi, con l'ironia e sorniona sfumatura nella voce di chi la sa lunga - Firenze, le Terme di Cianciano e Montecatini, Roma e tutta la Versilia sono stati i miei territori di caccia prediletti >>.
Come nasce una bisca?
<< Ogni giorno nel nostro paese aprono non meno di duecento bische. Aprono e chiudono in un baleno. Dove c'è maggior richiesta >>.
Chi sono i giocatori?
<< Non c'è né differenza di censo e neppure di cultura. Quando il gioco ti prende, ti prende >>.
Ci parla della figura del baro?
<< E' un individuo abilissimo e quasi invisibile. Se viene smascherato, ha smesso di lavorare e mina la reputazione di un circolo. In genere fa il colpo e sparisce per sempre >>.
Nel prossimo film di cui ha curato la sceneggiatura per la parte legata al gioco c'è anche una donna. Che ruolo hanno le giocatrici?
<< Basta pensare a Dostoevskij. Le più incallite sono le vedove, non smettono finché non hanno fatto fuori il patrimonio del defunto marito. Una donna per tutte? Mi viene in mente Françoise Sagan bandita da tutti i Casino francesi per totale e irrimediabile insolvenza >>.

Guido Guidi Guerrera
(La Nazione, 12 Giugno 2002)


Paola, moglie di Giovanni Bruzzi, davanti al manifesto del film "La rivincita di Natale" (Roma, gennaio 2004).



Paola, moglie di Giovanni Bruzzi, davanti al manifesto del film "La rivincita di Natale" (Roma, gennaio 2004).



Da sinistra, Pupi Avati e Giovanni Bruzzi sul set del film "Regalo di Natale" (marzo 1986).



Pupi Avati (1986, cm. 25x30, olio su tela).



Diego Abatantuono (1986, cm. 50x70, tecnica mista su carta).



Carlo Delle Piane (1986, cm. 50x70, tecnica mista su carta).



Gianni Cavina (1986, cm. 50x70, tecnica mista su carta).



George Eastman e Alessandro Haber (1986, cm. 50x70, tecnica mista su carta).



Pupi Avati e Giovanni Bruzzi sul set del film "Regalo di Natale" (marzo 1986).



Pupi Avati e Giovanni Bruzzi sul set del film "Regalo di Natale" (marzo 1986).


Giocatori di poker (1986, cm. 100x80, olio su tela). Dal film "Regalo di Natale" di Pupi Avati: da sinistra, George Eastman, Diego Abatantuono, Gianni Cavina, Carlo Delle Piane, Alessandro Haber.

 

QUATTRO AMICI E UNO SCONOSCIUTO PER UN
POKER NATALIZIO, MA CHI TRUCCA LE CARTE DEL
TRAGICO INGANNO?

Ci voleva anche un biscazziere per fare un film come Regalo di Natale, storia di una lunga partita a poker che, in fondo, ha per posta l'amicizia. E Pupi Avati ha trovato il suo tecnico a Firenze: Giovanni Bruzzi, di professione pittore di non poco talento e vasti riconoscimenti in altri ambienti più attivi di notte detto "lo scienziato delle carte". L'esperienza di Bruzzi nel gioco è tanta che qualche tempo addietro fece un libro, Banco di nove, da lui ovviamente illustrato, che è in realtà la storia vera di una vera partita di carte rimasta memorabile negli annali delle bische fiorentine per il finale tragico. "Quel libro lo aveva letto anche Pupi Avati - racconta ora Giovanni Bruzzi - che a giugno dell'anno scorso mi chiamò per avere un incontro. Di lì è nata la mia consulenza per Regalo di Natale". Sul tavolo da gioco del film di Avati la posta è in realtà l'amicizia, quella maschile tra uomini attorno ai 40. Il regista voleva che la storia della partita fosse convincente per arrivare amaramente a dimostrare che i soldi contano tanto, decisamente troppo. Poi c'è la storia di una donna ovviamente, e quella di un "Giuda" e tutti questi elementi devono riflettersi nelle "mani" del poker. "Il poker - dice Giovanni Bruzzi - è un gioco perfetto per questo scopo, perchè ognuno è costretto a esprimere un po' se stesso. Ho dovuto ricostruire la partita tenendo conto di questi elementi. E poichè in mezzo ai giocatori ce ne è uno che bara, ho dovuto anche io barare. In Regalo di Natale questo avviene come succede nella realtà, non come di solito si vede nei film, dove qualcuno ha sempre un asso nascosto nella manica o nello stivaletto. Al poker vero si deve barare con la complicità di un altro giocatore che al tavolo deve occupare un posto preciso". Per Giovanni Bruzzi un'esperienza divertente che, naturalmente, ha riportato su tela: un quadro, diventato anche poster, della partita di Natale.

Mario Spezi
(La Nazione, 18 Gennaio 1987)


Pupi Avati e Giovanni Bruzzi sul set del film "Regalo di Natale" (febbraio 1986).

TUTTI I TRUCCHI DI 
"REGALO DI NATALE"

Grande successo a Firenze per "Regalo di Natale", ultima opera di Pupi Avati, attesa sin dalla sua presentazione alla Mostra di Venezia 86 dove Carlo Delle Piane fu premiato come miglior attore protagonista. Pupi Avati traccia i suoi nuovi ritratti in un interno. Questa volta assembla le contorte personalità dei personaggi con la mediazione del re dei giochi di carte, il poker. Cinque uomini, in fondo soli, che si misurano con diffidenza con il difficile mestiere di vivere, si ritrovano insieme in una villa, a Bologna, la notte di Natale, per affrontare un'apparentemente concertato gioco d'azzardo. Stefano (George Eastman) conduce una palestra e sembra infatuarsi del fascino maschile; Lele (Alessandro Haber) è il critico cinematografico quotidianista obbligato al ruolo di Vice, con ambizioni di scrivere un libro monografico, in questo caso su John Ford; Ugo (Gianni Cavina) è un piazzista di gadgets artistici e svolge il suo mestiere attraverso le TV private. Loro sono i poveri. Franco (Diego Abatantuono), che è il gestore di un cinema di Milano, è il ricco. E' lui che dovrebbe garantire i tre amici per spennare il riservato e sconosciuto Santelia (Carlo Delle Piane) invitato da Ugo. Il nocciolo del film è la partita di poker e per la sceneggiatura Pupi Avati ha chiamato il pittore fiorentino Giovanni Bruzzi, esperto in giochi di carte, ma che ha, con il suo segno naif, delle affinità con le storie del regista. Non è un caso che Bruzzi durante questa sua esperienza per il cinema abbia trovato ispirazione per realizzare un quadro-poster e vari ritratti in acquarello-pastello. Solo lui poteva dare precisi chiarimenti sul meccanismo dello svolgimento della partita di poker. Momenti importanti e fondamentali per la comprensione e l'apprezzamento del film, che ruota su una partita di carte come altre poche pellicole celebri ("Cincinnati Kid" con Steve Mc Queen e "California Poker" di Robert Altman).

Com'è che Pupi Avati ti ha chiamato a collaborare quale consulente, diciamo, scientifico a "Regalo di Natale"?

Avevo scritto un libretto sul gioco della toppa dal titolo "Banco di nove". Ritenevo che fosse un buon canovaccio per un film sul gioco d'azzardo e dopo aver visto "Impiegati" ho pensato che Pupi Avati, affrontando in quel modo il microcosmo della banca, potesse affrontare quello della bisca e nella primavera 85, gli ho inviato il testo. Lui mi ha risposto che il gioco d'azzardo lo interessava pur non essendo un giocatore e che aveva un vecchio progetto. Così mi ha invitato a incontrarlo e abbiamo instaurato un rapporto di collaborazione.

Quale è stato il contributo specifico?

Ho funzionato da consulente per tutti i ciak che riguardano il tavolo da gioco dalla distribuzione delle carte alla quantificazione delle fiches ai movimenti e al linguaggio tecnico dei personaggi. Avevo il copione dove era indicato cosa doveva accadere e io costruivo le mani del gioco.

La partita a poker come è stata impostata?

Si gioca al 7 con 32 carte, "buio" obbligatorio, rilancio libero e immediato e con 17 minuti di tempo per andare a vedere (come forse sai "l'apertura" non esiste più da qualche anno); la posta ha il valore di 5 milioni. Quattro ore reali di gioco sono sintetizzate in meno di un'ora.

Puoi descrivermi lo svolgimento?

Non è molto facile. Posso tentare una sintesi; Santelia è presentato come quello che in gergo si definisce il "pollo" ma già dall'inizio lui lavora per un alleato. Quando Stefano, il padrone di casa, dissigilla il primo mazzo di carte (ve ne sono altri due) e, dopo averlo scorporato dagli scarti, glielo offre in quanto invitato, costui compie la prima manipolazione. Gettate le carte sul tavolo per la scelta dei posti sceglie l'asso di cuori e posiziona anche per Ugo la carta da scegliere che è il 7 di picche. Santelia avrà perciò alla sua destra il complice, nella posizione chiave per essere determinante nel corso della partita. All'inizio continua a recitare la parte di chi non sa giocare ma in realtà è lui "il civettone" e gli altri sono le povere allodole. Quando è sotto di 60 milioni, chiede 20 poste (100 milioni) e provoca la presunzione di Franco che pur essendo in vincita si "mette all'altezza" per essere in grado, all'occorrenza, di strappargli tutto il gruzzolo. In una pausa del gioco intanto non era stato difficile per Ugo sostituire i due mazzi restanti con due mazzi "birillati" e risigillati da Santelia (lo stesso Ugo aveva avvertito Santelia della marca di carte scelte per giocare la partita). Chiesta, con noncuranza, la sostituzione del mazzo che come da regola può essere effettuata in ogni momento, Santelia da questo istante sa i punti di tutti gli altri giocatori e perciò comanda il gioco fino al punto topico dove scatterà il primo "uppercut". Quando Franco ha un full d'assi, con Ugo cartaio, Santelia si fa completare il colore a picche dal compare, segnalando il seme desiderato, con un "passaggio" di carta. Strappandogli 200 milioni riesce in un solo colpo a ribaltare la situazione e mette Franco nella difficile posizione di colui che dovrà accettare ogni rischio per poter ritornare in vincita. Nel "colpo mortale" che chiude definitivamente la partita, Santelia essendo cartaio, attua una "barattina" proprio quando Ugo gli consegna le carte per servire la mano che poi lo stesso Ugo, dopo una mescolata "a forbice", non gli alza. Santelia si permette, rilanciando "per cinque" i 50 milioni giocati da Franco, di provocarlo offrendo come "regalo di Natale" la possibilità di andarsene senza perdere niente. Ma Franco con un "servito" in mano e con Santelia che si è dato tre carte pensa ad un "bluff" e va a vedere cadendo nella trappola e perdendo così tutti i soldi ed il cinema per un totale di 350 milioni. Nel finale si vede Santelia dividere la vincita con Ugo, insospettabile Giuda. Franco amaramente capisce che si è scontrato con uno spietato ed inarrivabile "professionista".

Andrea Vannini
(Paese Sera, 18 Gennaio 1987)


Da sinistra, George Eastman, Gianni Cavina, Carlo Delle Piane e Giovanni Bruzzi sul set del film "Regalo di Natale" di Pupi Avati (febbraio 1986).



Giovanni Bruzzi posiziona le fiches per lo scontro finale a poker tra Diego Abatantuono (di fronte) e Carlo Delle Piane (di spalle) sul set del film "Regalo di Natale" di Pupi Avati (marzo 1986).

 

QUELLE CARTE SENZA SEGRETI

Da irriducibile giocatore di poker, ha scritto la sceneggiatura - ben inteso di notte -, e senza puntare sul bluff, su un tavolo verde. Pupi Avati, il regista, aveva solo il copione e, quindi, bisogno di un professionista esperto di carte come lui, Giovanni Bruzzi, che sull'argomento ha scritto e illustrato tre libri. Avati, tra l'altro, - racconta Bruzzi - per demonizzare qualsiasi scaramanzia, ha scelto proprio il 17 come data d'inizio delle riprese del film "Regalo di Natale": era il 17 febbraio 1986. Lo sceneggiatore, poi, oltre a conoscere i colori e i segni delle carte, conosce anche quelli della tavolozza: Giovanni Bruzzi, fiorentino di nascita, fa di professione il pittore. Due mesi e mezzo di riprese per questa drammatica partita a poker, quelle famose quattro ore di gioco a cinque in cui, alla fine, viene fuori la meschinità dei protagonisti, che si erano ritrovati per una rimpatriata fra amici. A quel tavolo verde, si sfidano Diego Abatantuono, Carlo Delle Piane, Gianni Cavina - che aveva il difetto di tenere le carte con la mano destra, sottolinea Bruzzi -, George Eastman e Alessandro Haber, in una storia ambientata a Bologna, ma in realtà girata in una villa di Fregene. Bruzzi ha seguito "manomano" tutte le sequenze della pellicola. Il film è nato sul set, con la sua consulenza diretta sul tavolo verde. E il pittore non solo ha scritto la partita, dato le battute, ma ha anche suggerito l'impostazione degli attori, e soprattutto il loro maneggiare le carte. Il perfezionista Pupi Avati, ricorda Giovanni Bruzzi, non ammetteva incertezze, tanto da far rifare molti ciak ad Abatantuono per il suo movimento troppo ondeggiante, quasi ingombrante di fronte alla macchina da presa. E Carlo Delle Piane? L'ottimo protagonista dello spietato baro - che proprio per questa sua interpretazione, ha vinto il "Leone d'Oro", come miglior attore alla Mostra del Cinema di Venezia dell'86 - viene definito da Bruzzi "il Robert De Niro" del cinema italiano. Riferendosi, ovviamente, alla sua precisione, al suo desiderio di perfezione. E Bruzzi confessa che Delle Piane decise di alloggiare, durante le riprese, nello stesso albergo dove era sceso lui. Così tutte le sere il pittore fiorentino cenava con l'attore che lo sfiancava, con le sue continue domande sul mondo del gioco d'azzardo, universo sconosciuto a Delle Piane. Poi, al terzo giorno di riprese, colpo di scena di Abatantuono che, inizialmente invece, aveva deciso di dormire a Roma. Una grossa risata e Bruzzi ricorda che, scendendo nella hall, vide Diego con tutte le sue valigie: avrebbe dormito lì anche lui per imparare.

Maria Chiara Freato
(La Nazione, 6 Aprile 1992)


Giovanni Bruzzi (al centro) al "Maurizio Costanzo Show" (3 marzo 1988).



Giovanni Bruzzi al "Maurizio Costanzo Show", a destra, l'attore Massimo Serato (7 aprile 1988).



Manifesto.


Locandina.


Giovanni Bruzzi a "Porta a Porta",condotto da Bruno Vespa ( RAI 1, 5 febbraio 2004).



Giovanni Bruzzi a “Porta a Porta”, condotto da Bruno Vespa, a destra, MaurizioVallone, vicequestore di Napoli ( RAI 1, 5 febbraio 2004).



Giovanni Bruzzi a "Porta a Porta",condotto da Bruno Vespa ( RAI 1, 10 novembre 2004).



Giovanni Bruzzi a "Porta a Porta",condotto da Bruno Vespa ( RAI 1, 10 novembre 2004).



Giovanni Bruzzi a "Porta a Porta",condotto da Bruno Vespa ( RAI 1, 18 gennaio 2006).



Giovanni Bruzzi a "Porta a Porta",condotto da Bruno Vespa, a sinistra Barbara Palombelli ( RAI 1, 18 gennaio 2006).



Giovanni Bruzzi con Maurizio Costanzo a "Buon Pomeriggio" ( Canale 5, 31 ottobre 2006).

 

SFIDERESTE QUEST'UOMO A POKER ?

Amico di Joe Adonis - il braccio destro di Lucky Luciano - , re delle bische del centro Italia, poi bookmaker con la Banda della Magliana: Giovanni Bruzzi per la prima volta racconta il suo passato e aggiunge un nuovo titolo alla sua carriera che sembra un romanzo noir. Quello di Cavaliere della Repubblica.

Il suo studio è in una torre, alle porte di Firenze. Sembra risalire al '400. "Ma è un falso. In realtà è stata fatta nel '900. E tutto un bluff". E non poteva che essere così. Perché lui è Giovanni Bruzzi, re delle bische, uno che di bluff se ne intende davvero. Ha messo in mutande mezza Italia, gestito i più grandi bari d'Europa, lavorato come clanda (bookmaker clandestino nelle corse cavalli) per Franco Nicolini alias Er Criminale, uomo della Banda della Magliana. Truccando le corse con la complicità di fantini e allenatori. Ha stretto amicizia con .Joe Adonis, braccio destro di Lucky Luciano, e la sua storia ha affascinato a tal punto PupiAvati, da essere chiamato come consulente per la partita di poker di Regalo di Natale. E vent'anni dopo per la Rivincita di Natale. Ora, giunto a 70 anni, gode del titolo onorifico di Cavaliere della Repubblica, affibbiatogli lo scorso 2 giugno. No, evidentemente non per i meriti da biscazziere - i suoi reati sono stati amnistiati da tempo -, ma per quelli artistici: tra una gang e l'altra Bruzzi è diventato infatti pittore di fama internazionale. "Mio nonno Stefano era stimatissimo dai Savoia. Un suo quadro, dal titolo Paura, è esposto al Quirinale. La mia nomina a Cavaliere è stata fatta in seguito a una mia mostra personale a Castel Sant'Angelo. A gennaio è arrivata la comunicazione con un telegramma di Gianni Letta". Biscazziere e Cavaliere. Una doppia carriera cominciata nel 1960, quando Bruzzi, fresco d'Accademia, non ha voglia di campare come professore d'arte. E così se ne va in bicicletta a Parigi a cercare fortuna. "Iniziai facendo il falso cliente dei night. Il retro di un ufficio a Montmartre aveva un tabellone con una settantina di night della città. A ogni nome corrispondeva una lucetta, e quando la luce diventava verde, era il segnale che serviva un giovane per scaldare l'ambiente. Prendevo la mia marchetta e mi presentavo. Guadagnavo bene, per due ore di lavoro. Finivo la notte in un caffè del quartiere latino, dove incappai in un gruppo di greci che faceva il gioco delle tre carte. Diventammo amici, e mi aggregai come palo per la polizia. Nel 1962 smisero: avevano racimolato così tanto da poter comprare un ristorante nel centro della città".

E' così che nasce la vocazione all'azzardo?
Sì, a me interessava il denaro. Tornato in Italia entrai in contatto con Renis, l'indiscusso boss dell'epoca a Firenze, che vantava un'amicizia con Luciano Lutring, il solista del mitra. Divenni il rappresentante di un circolo: all'interno c'era una bisca. Ero incensurato e acculturato: un personaggio perfetto.

Che mondo era la bisca dei tempi?
I casinò sono tutti al Nord. Chi voleva giocare veniva da noi, un ambiente di classe. C'erano imprenditori, uomini di spettacolo, industriali. Gente con soldi veri a disposizione. Avevamo perfino una vera roulette, cosa che nemmeno Francis Turatello a Milano e poi Epaminonda, il Tebano, avevano. Diventammo tanto famosi che quando Joe Adonis fu estradato in Italia, ci contattò per aprire delle bische.

Una roulette truccata?
No. L'unica roulette truccata che abbia mai visto era in Francia, non volevo crederci nemmeno io. Sotto aveva due pedaliere: con una il croupier azionava il magnete che attirava la pallina sul numero, con l'altra abbassava le paratie tra i numeri. Ce l'aveva Albert il Marsigliese.

Un nome che è tutto un programma.
Fu il più grande baro d'Europa. Con lui organizzai il colpo della vita, nel 1965 a Chianciano Terme. Mettemmo in piedi cosa entrata nella leggenda: l'unico "tout va" al Baccarà mai fatto in Italia. Non c'erano cioè limiti di puntata. C'è chi fece centinaia di chilometri per venire a puntare. Ma con lui andai sul sicuro, dovetti pagarlo al 50% al posto del 30% con cui trattavo coi bari. Al tavolo infilò un filotto di 14 colpi consecutivi. Mettemmo tutti in mutande.Ce la filammo nella notte.

I bari erano all'ordine del giorno?
Quando serviva. Li facevamo arrivare da fuori e creavamo loro un pedigree. Un lavoro di fino. In Italia ormai ne sono rimasti cinque si e no. Li provavamo la sera prima, dovevano avere mani grosse e allenarsi tutti i giorni allo specchio per essere in forma. Al poker li aiutavamo noi.Le faccio un esempio: al poker professionistico si usano le Modiano 98, che hanno le stellette ai lati. Allungavamo impercettibilmente uno dei petali e il baro capiva, a seconda del petalo, che carta avesse l'avversario...

Poi però nelle bische cominciano ad arrivare i morti.
Con il soggiorno obbligato la mafia stava entrando a modo suo nel giro. Presi il mio capitale e andai a Roma. Volevo quotare le corse dei cavalli:mi presentarono Franco Nicolini, Er Criminale, della Banda della Magliana. All'epoca, non sapevo chi fosse. Diceva che tutto li, passava da lui. Va bene, faccio.

Come si truccavano le corse all'ippodromo?
C'era la complicità di fantini o allenatori. Ai cavalli si dava lo zucchero imbevuto di stupefacenti. Quando uccisero Nicolini ci riunimmo noi clanda al Testaccio con Franco Giuseppucci, Er Negro. A lui non sfuggiva nulla. Se una corsa non andava nel verso giusto faceva subito entrare le scimmie...

Scusi?
Quattro-cinque persone entravano in pista e la corsa era annullata.A Giuseppucci rimasi simpatico. Volle vedere un mio quadro e me ne ordinò 30.

Anche Giuseppucci non fece una bella fine.
Già. Ormai c'erano troppi morti. Decisi di ritirarmi. Giusto qualche colpo al casinò...

Cioè?
(Ride)

Il nome del casinò però non lo dico, eh?Conobbi un paio di croupier. Per evitare trucchi, alla roulette i croupier e i due direttori del tavolo cambiavano spesso. E c'erano solo venti minuti nei quali il mio gruppo, cioè croupier e direttori di tavolo, si trovavano insieme alla stessa roulette.

Quindi?
Quando la pallina veniva lanciata, io urlavo dei numeri a caso. Il direttore sentenziava pomposo: "Annonce acceptè". Appena la pallina si fermava, nessuno degli altri giocatori si ricordava cosa avessi detto. Così il croupier mi consegnava il denaro, io lo cambiavo e facevamo la mezza.

Pare che a Cinecittà qualcuno voglia fare un film su di lei. Un noir.La vita da biscazziere. Funzionerà?
Perché, scusi, Humprey Bogart in Casablanca, che ruolo interpretava?


Edoardo Montolli
("Maxim", settembre 2006)


Giovanni Bruzzi nel suo studio in Via Varchi a Firenze nel 2006.